| Come sanno gli affezionati lettori de "il Gazzettino della partitella del Lunedì", questo prezioso manoscritto fu pubblicato sull' autorevole settimanale sin dalla data del suo ritrovamento operato, a metà del novembre 1998, dal nostro illustre Dantista (odantoiatra), l' ottimo Michele Crinoprivo Maresca . Ora ne riportiamo qui l'edizione integrale onde permettere ai fruitori della rete di gustarne appieno il piacere letterario che noi abbiamo provato a suo tempo e che rinnoviamo ad ogni successiva rilettura. |
| I critici letterari (G. Getto, G. Petrocchi, N. Sapegno, V. Russo, G. Giacalone) ritengono che i personaggi, l' ambientazione, la metrica e la scelta dei termini di questo inedito XXXV canto dell'Inferno siano incontestabilmente riconducibili alla poetica dantesca. Per tali motivi l' inatteso ritrovamento si candida a diventare l' evento letterario del secondo millennio, gettando nuova luce su trame e motivi del capolavoro del Sommo Poeta. Viene riportata di seguito la prima edizione critica a cura del prof. Raffaele Mastro, curatore del Seminario Dantesco all' Accademia dei Lincei Scientifici. |
INFERNO
CANTO XXXV
| A tarda età e con gran pena scopro che grave ebbe Comedia incompletezza ma a por rimedio subito m' adopro. |
3 |
| Con l'arte mia di gloria e fama avvezza tutti i giron credetti aver mirato mai ricavando invero somma ebbrezza |
6 |
| quale provai il giorno destinato in cui incontrai gli infami Cacatoni. Guazzavan quegli indentro ad un quadrato |
9 |
| privi d'ingegno e armati con scarponi della pelota intenti alla contesa con passo greve alcun, altri giù proni. |
12 |
| Qualcuno seguitava senza arresa a pronunciar quasi arabo linguaggio che a niùn giammai concessa fu l'intesa. |
15 |
| D'imperator sol nome non lignaggio, con la vil punta de lo destro piede la sfera rinviar fu il suo miraggio. |
18 |
| Verso il reietto minaccioso incede altro dannato ancor di lui più lento che vanto a tutti mostra come erede |
21 |
| di un celebre poeta di Sorrento. Di tiri a fermo fantasioso artista d'esser gridava dieci volte o cento |
24 |
| per questa all'altra voce mista come Babele ormai tal bolgia suona, non solo vituperio per la vista. |
27 |
| Tra lor un folle di sembianza buona, con l'Utopia di muoversi con lena, vaga gentil, ma contra lui pur tuona |
30 |
| sanza rispetto la mancina iena oblìa d'essere stata in terren vita di lui compagna, ma con scarsa vena. |
33 |
| E mentre del pensier meta più ambita restava vagheggiar qual fu il peccato che l'anime condusse alla partita, |
36 |
| m'accorsi che l'agone disperato ai Cacatoni miseri non era il sol castigo orrendo preparato. |
39 |
| Il volto impallidì siccome cera che un perfido dimonio su emergeva de' folli il condottier con voce altera; |
42 |
| l'eterna sua clessidra disponeva per tempo dominar d'ogni rivale e atroci pene ai tardi confliggeva. |
45 |
| Con ghigno inespressivo e diseguale e aduso a dire "veni, vidi, vici", se mai dai piedi suoi pelota cale |
48 |
| come puledro a dilatar narici s'aggira tra i dannati a muso duro e fustiga color che fuor amici. |
51 |
| Coi colpi suoi crollò financo il muro ed a ricostruirlo il gruppo spinge ma l'impeto ricorre di sicuro. |
54 |
| A lui lo membro il truce untore stringe e lo suo piscio raccattare tenta ché il vecchio beva tutto ciò che minge. |
57 |
| La sua crescente ira già s'avventa su di un che meglio amico si proclama, ma denti acuminati il turpe ostenta: |
60 |
| mangiar lo capo al peccator lui brama a questo son serbate più aspre doglie poscia che il pasto ha fin, un altro chiama |
63 |
| e 'l franco escluso come belva coglie la bocca sua forbendola a' capelli. Costui chi fosse, dubbio mi si scioglie: non Ugolin, ma il dèmone Morelli. |
67 |
Florentia, addì XII novembre
MCCCXX
D.A.
| 1. A tarda età ecc.: Alletà
di 55 anni Dante vive il suo ultimo autunno (siamo nel
novembre 1320) e, suggestionato da un incubo notturno o
ispirato da una sconvolgente visione avuta durante un
viaggio a Sorrento, si mostra improvvisamente
insoddisfatto della prima Cantica del suo capolavoro. Si
accinge così a descrivere il girone che ritiene di aver
omesso, per lui forse il più suggestivo (
somma
ebbrezza ...). 7. il giorno destinato: nellestate del 1320 il Poeta finisce di scrivere il Paradiso ed attribuisce ad un destino favorevole lincontro con i Cacatoni che gli dà la possibilità di accorgersi dellincompletezza della sua Comedia prima della morte. 8. Cacatoni: cfr. Album dei Cacatoni MCCXCVII-XCVIII, ed. Corelli-Stanga, Reale Stamperia Aragonese, Napoli. 9. Guazzavan quegli ecc.: I dannati di questo girone si agitavano animalescamente entro un recinto melmoso pressocché quadrato, simile a quello destinato al gioco della pelota. 10. privi dingegno ecc.: si muovevano con disordine e stupidità. 12. con passo greve ecc.: qualcuno camminando con passo pesante, altri già caduti a terra esausti. 14. quasi arabo linguaggio: parole concitate ed inaudite che risuonavano come una lingua di origine araba. 15. che a niùn giammai ecc.: nessuno mai riuscì a comprenderle. 17. con la vil punta ecc.: il suo massimo piacere (miraggio) era quello di rinviare la sfera con la punta vile del suo piede destro. Si trattava di un colpo che, nel gioco della pelota, dimostrava massima incapacità. 18. Dimperator sol nome ecc.: aveva dellimperatore solo il nome non la nobiltà del rango. In un pamphlet di uno storico ghibellino esiliato a Pisa (cfr. G. Salvato, Historia de brogli de li due Comuni, Pisa, 1298), si parla di tal Augusto il Riccio. Il Poeta non si riferisce allimperatore romano, ma certamente a questo strano individuo, ritenuto di origini africane per il colore brunastro della pelle e noto a Firenze sia per lincomprensibili-tà della sua loquela, sia perché completamente dedito nei mesi estivi ad adescare vittime per i suoi mai appagati desideri sessuali. E oscuro il motivo per cui viene posto in questo girone e non tra i lussuriosi (vedi nota ai versi 34-36). 20. altro dannato ecc.: è lunico passo del canto che non sembra ancora del tutto chiarito. Linterpretazione più accreditata è quella che il dannato in questione possa essere Cola Astarotte del Tasso, notissimo e singolare personaggio di origini meridionali, coevo di Dante, dallincedere lentissimo e scoliotico (cfr. Abele Starax, De pazzi di Ponte Vecchio, Nuova Stamperia Li Buffi, Firenze, 1483, p. 27). 22. erede ecc.: polemico e millantatore, lAstarotte si vantava di essere lunico erede dei beni immobili di un certo T. Tasso da Sorrento e trascorse la sua vita tra litigi, danze e megalomanie teatrali. Per ovvi problemi di datazione, lavo del dannato non può certo essere il Torquato Tasso poeta quattrocentesco, ma probabilmente un antenato meno noto di nome Tonio, vissuto prima di Dante ed anchegli poeta (cfr. Abele Starax, De pazzi di Ponte Vecchio, Nuova Stamperia Li Buffi, Firenze, 1483, p. 71). 23. Di tiri a fermo ecc.: presuntuoso e bugiardo, Cola affermava e ripeteva gridando di essere specialista nei tiri con pelota ferma. 25. allaltra voce mista ecc.: le voci di Augusto e di Cola si accavallavano producendo un clima di frastuono e tumulto pari solo a quello della mitica Babele. 28. un folle di sembianza buona ecc.: Dante ebbe grande stima del filosofo Mauro del Cambio, ultimo rampollo di una rinomata famiglia di banchieri toscani, autore di eminenti studi sulle Utopie. Ecco perché, pur non potendo evitargli la collocazione infernale dovuta ai molteplici e notori vizi che gli fecero dissipare in breve il cospicuo patrimonio, cerca di riabilitarlo, sottolineandone leleganza della figura e la nobiltà dei gesti ( .di sembianza buona.., ..vaga gentil ). Il Poeta non può tuttavia perdonare al del Cambio di essere stato un insopportabile presuntuoso, ritenendosi abile e rapido giocatore di pelota ( lUtopia di muoversi con lena ). 31. sanza rispetto la mancina iena: Cola Astarotte Del Tasso era mancino. Con il suo gridare frenetico e ripetitivo, simile al verso della iena, si mostrava irrispettoso persino nei riguardi del noto filosofo. 32. oblìa dessere stata ecc.: In un suo manoscritto (Il prezzo della refezione. Prosciutti rollati e pane nello Studio fiorentino), il del Cambio annota di essere era stato compagno di studi dellAstarotte. 33. con scarsa vena: a scuola il filosofo e lAstarotte si distinsero entrambi: rispettivamente primo ed ultimo della classe. |
34. Ma mentre ecc.: la massima
ambizione della mente del Poeta era riuscire a capire
quale fosse stato il peccato per il quale i Cacatoni
erano condannati a disputare quella tremenda partita. Ma
presto dovette accorgersi che la contesa disperata non
era la sola punizione per quelle misere anime. Dante non
sembra essere in compagnia di Virgilio in questo girone e
non riesce a parlare con nessuno dei dannati. Perciò si
sforza di capire da solo il motivo e il criterio del
contrappasso alla base di questo insostenibile spettacolo.
Non avrà però tempo per darsi una risposta, perché
verrà distratto e sconvolto dalla scena successiva.
Resterà, quindi, anche per noi un mistero la colpa in
vita dei Cacatoni, destinati a pene così atroci. In
nessun altro girone dellinferno, infatti, le anime
dannate, oltre ad essere tormentate dai demoni, soffrono
per le torture che si infliggono vicendevolmente. Non
risulta altresì possibile fornire una risposta al
quesito formulato nella nota al verso 18, riguardante leventuale
collocazione di Augusto nei lussuriosi. 41. perfido dimonio: protagonista del canto è questo demone la cui identità verrà svelata nellultimo verso. Dante prende spunto da un bandito di Massa Carrara, creduto indemoniato per le sue azioni scellerate e per il carattere prepotente e violento. La sua idea delirante fu quella di essere la reincarnazione di un invincibile condottiero (...de folli il condottier con voce altera...). 43. leterna sua clessidra ecc.: con una clessidra che capovolgeva continuamente per leternità, il demone controllava ogni attimo della vita infernale di quelle anime, punendo severamente chi si presentava in ritardo al suo cospetto. 45. ai tardi: si tratta di quattro compagni del Poeta (Bellonome de Granfalli, Lengìto Vicano, Aloisio Colombo e Alfio dellAro), ricordati dai cronisti dellepoca per la proverbiale mancanza di puntualità (cfr. L. Mosè, De le costumanze prave di Florentia, Firenze, 1318). 46. Con ghigno ecc.: lindemoniato aveva un viso asimmetrico ed il suo sorriso inquietante sembrava impresso su un solo lato. 47. e aduso ecc.: abituato a vincere sempre e subito, se qualche peccatore osava togliergli dai piedi la sfera dilatava le narici e, con durezza, distribuiva frustate anche a coloro che in vita gli erano stati amici. 52. Coi colpi ecc.: calciando violentemente la pelota contro il muro di cinta del girone, lo abbatteva, poi costringeva i peccatori a ricostruirlo. 54. ma limpeto ecc.: dopo la ricostruzione distruggeva di nuovo il muro, imponendo ai dannati un castigo simile a quello di Sisifo. 55. A lui lo membro ecc.: uno degli sfortunati (il truce untore) doveva raccogliere lurina del demone, reggendogli il pene. Il personaggio in questione è Leonetto Anelli, alchimista della famiglia dei Bianchi, che, ritenuto responsabile della più grave epidemia di pidocchi del Medio Evo, fu completamente rasato, messo alla gogna ed esiliato. Disprezzato dal Poeta per il suo opportunismo politico, rientrò a Firenze passando alla fazione dei Neri. 57. ché il vecchio beva ecc.: Leonetto porgeva lurina raccolta ad unanima dallaspetto senescente affinché la bevesse. Il vecchio è Padre Torso del Pino, che giocò alla pelota nella squadra dei Domenicani fino alla veneranda età di 102 anni. Morì sul rogo, perché si era macchiato di un crimine orrendo: uccise nel sonno tutti i diaconi del Convento, temendo che qualcuno di essi potesse prendere il suo posto nella squadra. 59. su di un che meglio amico: il demone si accaniva con collera contro un peccatore che si riteneva il suo miglior amico. Dante si riferisce a tal Micalotto, cerusico di pessima fama che, avendo perduto tutti i clienti, passava lunghe ore (si racconta addirittura fino ad otto giorni) in attesa di essere ricevuto dallindemoniato. Coltivò così, fino alla morte, la vana illusione di veder ricambiata la sua amicizia. 61. mangiar lo capo ecc.: desiderava cibarsi con il capo di questo dannato, al quale venivano riservate le più crudeli sofferenze. 63. poscia che il pasto ecc.: alla fine del pasto chiama a sé e abbranca come una belva un'altra anima, pulendosi la bocca con i capelli di costui (probabilmente perché il Micalotto era quasi calvo). 64. e l franco escluso: è Cosimo de Majo, interdetto da tutte le attività ludiche in Firenze a causa della mostruosa costituzione fisica. Profondamente deluso e depresso, fuggì in Francia, senza mai più far ritorno in patria. (cfr. J. Scott, O. Lando, M.L.O. Stringa, Handicap e tolleranza nellItalia guelfa in: Storia e Società., ed. Feltrinelli, 1993, p. 2306). 65. dubbio mi si scioglie ecc.: a questo punto, Dante non ha più dubbi sullidentità del terribile protagonista del canto, il cui atteggiamento cannibalesco è destinato ad offuscare la fama del Conte Ugolino della Gherardesca. |
Post scriptum
Con questi versi aggiunti qui mi scuso
d' aver taciuto solo del Mancuso.
E se il cognome con la "i" finisce
"Mi scusi lei", se
proprio mi capisce!